Come si ascolta e si giudica la musica:
   
 

La musica, come qualsiasi opera d'arte sia figurativa (pittura, scultura, architettura) come letteraria (poesia e prosa), viene giudicata in base al suo valore estetico.

L'estetica, che è la scienza che studia l'essenza, ovvero le qualità intrinseche dellìopera d'arte, ha il compito di discernere ciò che può essere giudicato bello e ciò che deve essere ritenuto brutto attraverso le impressioni e le sensazioni che provoca sull'uomo, tenendo presente le intenzioni dell'autore. (Una scultura, ad esempio, che rappresenti l'essere più brutto e deforme che mente umana possa immaginare e che desti la paura ed il ribrezzo di chi l'osserva, viene giudicata "bella" se l'artisata attraverso la sua arte scultorea è riuscito a destare le sensazioni da lui volute e che erano appunto la paura ed il ribrezzo.)

Tutti i filosofi, da Platone in poi, si studiarono nello scoprire quali attributi deve avere un'opera d'arte per risultare "bella" e pertanto destare la comune ammirazione, ma il concetto più semplice e naturale parrebbe quello espresso da San Tommaso d'Aquino, uno tra i più grandi filosofi e teologi del Medioevo (1227-1274): "il bello è la perfezione raggiunta dall'opera dell'uomo", come infatti il divino è la perfezione raggiunta dall'opera di Dio.

Pertanto nel giudicare un'opera d'arte, com'è infatti una composizione musicale, non è sufficiente tener conto del piacere che reca ai sensi (nel caso della musica all'udito) ma occorre considerarla dal lato estetico e cioè giudicarla in proporzione alle sensazioni emotive che produce sul nostro animo e sul nostro intelletto, unitamente ai sentimenti di amirazione che ci desta verso l'artista che per mezzo delle sue facoltà creative ha pensato l'opera d'arte e, successivamente, l'ha realizzata valendosi dei mezzi scientifici e tecnici acquisiti attraverso un continuo e profondo studio.

Ciò premesso, per giudicare una composizione musicale occorre:

1. Accostarsi alla musica con la convinzione che essa ci è di rande giovamento spirituale ed intellettuale, e che la conoscenza delle leggi che la governano mentre ci è di grande aiuto per scoprirne i valori estetici ne accresce il fascino aumentandone l'incanto.

2. Rendersi conto che la musica, come i costumi, ha subito nei secoli continue evoluzioni e che pertanto non è possibile formarsi una cultura musicale senza un attento e ripetuto ascolto, preferibilmente in ordine cronologico, di quelle pagine musicale riconosciute universalmente immortali le quali, mentre riflettono un'epoca, rappresentano l'idea e i concetti innovatori dei più grandi geni musicali.

3. Tenere presente che è presunzione e cattiva educazione esprimere giudizi negativi alla prima audizione di una composizione musicale, tanto più quando si è privi di precisi concetti sullo stile personale del compositore e sulle sue intenzioni espressive ed evolutive.

4. Essere convinti che per consacrare "bella" o condannare "brutta" un'opera d'arte non è sufficiente il giudizio di pochi ma occorre il consenso incondizionato nel tempo di molte persone colte, di buon gusto ed opportunamente preparate.

(S. Cortese, 1972, "Cos'è la musica")